Miele e sonno: funziona davvero o è solo una storia della nonna?

Tazza di bevanda calda con miele prima di dormire — rimedio naturale per il sonno

Mia nonna preparava latte caldo con un cucchiaio di miele ogni sera alle dieci. Dormiva benissimo fino a 88 anni. Coincidenza? Forse. Ma c’è anche una spiegazione fisiologica abbastanza solida dietro a questo rimedio antico.

Il problema del cervello di notte

Per capire il collegamento tra miele e sonno bisogna partire da come funziona il cervello durante il riposo notturno.

Il cervello non smette di lavorare quando dormiamo. In fase di sonno profondo (non-REM) consuma glucosio in modo costante, ma non può attingere liberamente al glucosio ematico come durante la veglia. La fonte di riserva principale diventa il glicogeno epatico: il glucosio immagazzinato nel fegato.

Quando le riserve di glicogeno epatico scendono troppo durante la notte, il fegato inizia a produrre adrenalina e cortisolo per liberare glucosio dalle riserve muscolari. Questi ormoni dello stress — anche in quantità minime — interferiscono con la qualità del sonno, causano risvegli e rendono il riposo meno ristoratore.

Come entra in gioco il miele

Il miele contiene fruttosio e glucosio in proporzioni variabili (circa 40% fruttosio, 30% glucosio nei mieli comuni). Il glucosio viene assorbito rapidamente. Il fruttosio, invece, viene metabolizzato quasi esclusivamente dal fegato — e una parte viene convertita direttamente in glicogeno epatico.

Un cucchiaio di miele prima di dormire aiuta quindi a ricaricare le riserve di glicogeno epatico in modo moderato e sostenuto. Questo riduce la probabilità che il fegato debba attivare la risposta ormonale al cortisolo durante la notte.

Il legame con la melatonina

C’è un secondo meccanismo, più indiretto. Il miele — in particolare quello di millefiori e di fiori come il tiglio — contiene tracce di triptofano. Il triptofano è il precursore della serotonina, che a sua volta è il precursore della melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia.

L’assunzione di carboidrati come quelli del miele aumenta la disponibilità di triptofano nel cervello attraverso un meccanismo di competizione con gli altri aminoacidi per il trasporto attraverso la barriera emato-encefalica. In pratica, l’insulina stimolata dal glucosio del miele favorisce l’assorbimento muscolare degli altri aminoacidi, lasciando più spazio al triptofano di passare al cervello.

Come provarlo senza aspettative miracolose

Un cucchiaino di miele crudo — meglio se di millefiori o tiglio — disciolto in latte tiepido (non bollente, o si degradano gli enzimi) o preso direttamente dal cucchiaio, circa 30 minuti prima di dormire.

Non aspettatevi trasformazioni radicali. Il miele non risolve l’insonnia cronica da ansia, né i disturbi del sonno strutturali. Ma per chi ha sonno leggero, si sveglia nel cuore della notte senza motivo apparente, o fatica a raggiungere il sonno profondo, vale la pena provare qualche settimana.

Noi lo facciamo già da anni — sia il miele di acacia per chi preferisce un sapore delicato, sia il millefiori per chi vuole qualcosa di più aromatico. Li trovate entrambi nel negozio, estratti a freddo e mai riscaldati.

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